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Sezione giurisdizionale regionale Calabria 17/05/2021

Sussiste la giurisdizione contabile sull’azione di responsabilità esperita contro i capigruppo e/o consiglieri regionali imputati di aver ottenuto indebitamente il rimborso di spese non consentite e/o non documentate, e ciò nonostante l’immunità funzionale ex articolo 122, comma 4, Cost., che non è assoluta ed incondizionata, ma è testualmente limitata “ai voti dati ed alle opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni”, ovverosia a quegli atti tipici posti in essere in occasione di dichiarazioni e votazioni strumentali all’esercizio dell’attività politica e legislativa. 

L’articolo 1 L. n. 20/94 nel prevedere l’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali non comporta la sottrazione dell’attività amministrativa a qualsiasi forma di controllo, poiché attiene unicamente al merito, ovverosia a quelle scelte effettuate dall’amministrazione secondo parametri non giuridici ma di mera opportunità. 

Il giudice contabile può e deve sindacare la legittimità della spesa pubblica anche alla luce di criteri quali la congruità, la logicità, la razionalità, l’efficacia, l’economicità, la ragionevolezza, la proporzionalità e il buon andamento, che rappresentano espressioni della coerenza delle scelte dell’amministrazione rispetto ai fini di pubblico interesse che ne contrassegnano la funzione, “anche con riferimento al munus publicum di consigliere regionale”. 

In tema di rimborsi illeciti a capigruppo e/o consiglieri regionali per spese non consentite e/o non documentate, l’onere della prova relativo alla veridicità, coerenza e inerenza delle spese, non grava sulla Procura agente, ma sui convenuti, sui quali grava il dovere di dar conto delle modalità di impiego delle risorse pubbliche. 

In tema di rimborso spese a capigruppo e/o consiglieri regionali della Calabria, gli esborsi coperti dalle indennità accessorie, o rientranti negli accessi mensili, o coperti dall’integrazione dell’indennità di carica non possono essere imputati ai gruppi. 

In tema di rimborso spese a capigruppo e/o consiglieri regionali, le spese per contributi in favore di associazioni operanti sul territorio non sono ammissibili, perché intrinsecamente dirette a finalità di promozione personale e/o della compagine politica di riferimento, del tutto estranee alle funzioni istituzionali dei gruppi consiliari. 

In tema di rimborso spese a capigruppo e/o consiglieri regionali, le spese per l’acquisto di riviste, giornali e libri devono essere vagliate sotto il profilo della razionalità e dell’inerenza, valutando di volta in volta se la spesa sia stata funzionale al soddisfacimento di generiche esigenze culturali del consigliere o piuttosto a esigenze di aggiornamento, formazione, studio o documentazione. 

In tema di rimborso spese a capigruppo e/o consiglieri regionali, le spese di ristorazione possono trovare giustificazione quali spese di rappresentanza, purché siano oggettivamente utili a mantenere o accrescere il prestigio dell’ente all’esterno, in ambiti direttamente attinenti ai propri fini istituzionali. 

In tema di rimborso a capigruppo e/o consiglieri regionali della Regione di spese non consentite e/o non documentate, sussistono gli estremi della colpa grave atteso che nel sistema delineato già dalla legge regionale n. 13 del 2002, integrato con la delibera del Consiglio di Presidenza n. 3 del 2009 era possibile, anche per il quivis de populo (e, a fortiori, per i consiglieri regionali), con un minimo di diligenza, rendersi conto dei punti fondamentali della disciplina dei contributi erogati ai gruppi dal consiglio regionale, quali la distinzione tra le attività istituzionali dei gruppi e quelle dei singoli consiglieri o del partito politico di riferimento, o le modalità di tenuta della documentazione giustificativa.

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