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22/01/2021
Sezione Centrale di Controllo sulla Gestione delle Amministrazioni dello Stato

Dopo la lunga pausa di blocco dei contratti del pubblico impiego nel periodo 2010-2015, è ripresa l’attività dell’Agenzia con l’avvio di una stagione di contrattazione in tutti i quattro settori del pubblico impiego. Tra il 2016 e il 2020, risultano prodotti anche 7439 orientamenti applicativi.

E’ quanto emerge dalla relazione approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti con deliberazione n. 23/2020/G che ha analizzato l’attività svolta dalla Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) per il quadriennio 2016-2019, con l’aggiornamento di alcuni dati al 2020, esaminando l’andamento della gestione finanziaria, il gettito della contribuzione, cui è tenuta ciascuna amministrazione rappresentata, e le risultanze di bilancio.

Quanto al profilo finanziario, “si evidenzia che la gestione delle entrate ha fatto segnare un costante miglioramento negli ultimi anni, sia per effetto sia di alcune misure organizzative interne tese a rafforzare la capacità di riscossione sia della soluzione dello specifico problema di riscossione dei contributi dovuti dagli enti locali”.

Per quanto riguarda la fase della riscossione delle entrate da parte dell’Agenzia, le stesse, legate al numero di personale occupato nella pubblica amministrazione e soggetto al contributo, sono andate diminuendo negli ultimi anni a causa della limitazione delle assunzioni e del mancato turn-over dei dipendenti pubblici.

Miglioramenti si registrano anche per l’avanzo di amministrazione di valore sempre crescente (l’avanzo di amministrazione, al netto della parte vincolata nel 2019, ammonta a euro 24.392.648,00, con incremento annuale dello stesso anno pari a 1.721.849,00), cui corrisponde il positivo risultato economico per oltre un mln di euro annui ed il conseguente ulteriore incremento del patrimonio netto. 

In merito alle spese, la Sezione sottolinea che “la sede dell’Agenzia costituisce una voce di spesa costante, circa 1 mln di euro l’anno, per effetto dei canoni di affitto corrisposti”. 

Sulla scorta di questi numeri la Corte invita l’Agenzia ad adottare una nuova soluzione che sia “improntata a criteri di economicità e che tenga conto, da un lato, della minor necessità di spazi nell’ottica di favorire il ricorso al lavoro agile anche dopo il periodo emergenziale e, dall’altro, della possibilità di rinegoziare il contratto d’affitto”.

Tra le raccomandazioni, la Corte invita l’ARAN a favorire la corretta ed effettiva applicazione anche ai lavoratori in smart working dell’art. 40, c, 4bis, d.lgs. 165/01, il quale prevede che “i contratti collettivi nazionali di lavoro devono prevedere apposite clausole che impediscono incrementi della consistenza complessiva delle risorse destinate ai trattamenti economici accessori nei casi in cui i dati sulle assenze evidenzino significativi scostamenti rispetto a dati medi annuali nazionali o di settore”. 

Documenti di riferimento